Deiva Marina

Un Pò di Storia

I primi insediamenti collinari di Deiva Marina sorgono attorno all’VIII secolo, in corrispondenza degli attuali borghi di Mezzema, Piazza, Passano e Caraschi. Solo successivamente la popolazione inizierà a spostarsi verso la costa, costruendo la vera e propria Deiva in riva al mare, approssimativamente intorno al XI secolo, approfittando altresì del benessere fiorito intorno agli scambi commerciali. Al toponimo originario, dunque, è stato aggiunto l’aggettivo “Marina”, per la sua posizione a ridosso dell’azzurrissimo Ligure.

L’intera zona resta a lungo un feudo dei locali marchesi Da Passano, gli stessi ai quali si deve l’edificazione del castello. Deiva, sotto i Da Passano, giura fedeltà alla Repubblica di Genova, che incorpora il paese e Mezzema nella podesteria di Moneglia, mentre Piazza e Passano entrano in quella framurese; dal 1680 il territorio viene inglobato nell’unica podesteria monegliese all’interno del Capitaneato di Levanto.

Genova concede i fondi per costruire le due torri di avvistamento in prossimità della Marina, una rotonda e una quadrangolare, quest’ultima nei pressi della chiesa parrocchiale di Sant’Antonio abate.

Nel 1797, sotto la dominazione francese di Napoleone Bonaparte, Deiva Marina rientra nel Dipartimento del Vara, con capoluogo Levanto, all’interno della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero francese, e successivamente nel VII Cantone, come capoluogo, della Giurisdizione di Mesco.

Nel 1815 viene annessa nel Regno di Sardegna, secondo le decisioni del Congresso di Vienna del 1814, e successivamente nel Regno d’Italia dal 1861.

Durante il Risorgimento italiano il paese viene ricordato per l’amicizia del deputato Bollo con Cavour, ma soprattutto per quella di Giuseppe Garibaldi con il giovane nostromo Luigi Cariglia, che secondo le cronache gli salvò la vita quando, durante una scaramuccia nel Rio de la Plata, il futuro generale venne colpito a morte.

Dalla fine dell’ottocento al secolo successivo il paese riscopre una fiorente economia basata sulle strutture recettive del turismo vacanziero, lasciando che l’aristocrazia europea si perda tra orti e giardini, o nei bagni a mare lungo l’ampia spiaggia, assieme a quello enogastronomico, con piccoli esercizi a conduzione familiare oggi trasformati in agriturismi e cooperative sociali. Durante il periodo dei conflitti si inaugura la stazione ferroviaria attuale, ampliata, di Deiva Marina, e l’insediamento si ingrandisce ben oltre i suoi rilievi, prevalentemente terrazzati, per dar spazio agli oliveti, principalmente in vista di Moneglia.

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